FILM A PASSO RIDOTTO

Se da un lato l'home video digitale appare, dunque, destinato saturare il mercato, dall'altro sopravvive, come prodotto di nicchia, ancora il tradizionale cinema a passo ridotto: 16mm, 8mm e super8. Molti appassionati continuano a preferire l'immagine chimica (cioè ottenuta per mezzo di emulsioni fotografiche) rispetto a quella digitale.
Dopo più di una decina d'anni di oblìo, il cinema a passo ridotto sembra conoscere una seconda giovinezza: in questi ultimi anni la Kodak ha visto una ripresa delle domanda di pellicole a passo ridotto, tanto da aver messo a disposizione degli operatori non solo le tradizionali emulsioni invertibili (destinate preferibilmente all'amatore), ma anche pellicole negative eguali a quelle commercializzate in 35mm. Le ragioni della scelta della pellicola super 8 e 16mm sono legate, soprattutto, ad una maggiore naturalezza e definizione dell'immagine, nonché ad una maggiore somiglianza del prodotto finito col "vero" cinema.
Gli utilizzatori di questi formati rimproverano, infatti, all'immagine elettronica di non riuscire ad affrancarsi da quel "look" televisivo che segna (o dovrebbe segnare) lo spartiacque tra un prodotto di pregio ed uno di minor valore. Proprio per queste ragioni da parte di alcuni si adotta una tecnica "mista": le immagini vengono riprese su pellicola negativa, poi vengono riversate in un segnale video digitale ed infine montate al computer e videoproiettate.
Da ultimo v'è da segnalare che alcuni piccoli laboratori indipendenti continuano a stampare in super 8 o 16mm, per i collezionisti, anche i film d'edizione di maggior successo. Si stima che in Italia i cultori del cinema a passo ridotto siano circa 15.000.

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